Il disturbo da attacco di panico insorge generalmente tra la tarda adolescenza e i 40 anni, anche se non sono rari i casi di esordi nell'infanzia o dopo i 45 anni; generalmente ha un decorso cronico ma ha una grande variabilità per intensità e frequenza degli attacchi stessi.
Molto frequentemente il disturbo da attacchi di panico è associato ad altri disturbi d'ansia.

L'attacco di panico inizia improvvisamente e generalmente raggiunge l'apice in 10 minuti; ha una durata limitata durante la quale il soggetto sperimenta almeno 4 dei seguenti sintomi: improvvisa ed intensa apprensione, forte paura o terrore di morire associati alla sensazione di catastrofe, dolore al petto, sensazione di soffocamento, palpitazioni, sudorazioni, difficoltà respiratorie, vertigini,nausea,vampate di calore, paura di impazzire o perdere il controllo.

L'esperienza di questa forte attivazione fa nascere, in coloro che la sperimentano, la paura terrificante di poter avere un nuovo attacco di panico.

Uno dei comportamenti adottati più frequentemente è quello dell'evitamento delle situazioni in cui ritengono che ci sia maggiore probabilità di provare forte ansia; le ragioni dell'evitamento sono:


  • la persona crede che quella situazione sia la causa del suo disagio (è convinta che il traffico intenso sia la causa del suo stare);
  • la persona teme le conseguenze sociali di un momento di ansia, teme di venire derisa/di essere considerata debole/di non essere aiutata;
  • la persona teme le conseguenze di un'ipotetica crisi ( se accade mentre sta guidando, magari ha paura di provocare un incidente).


Le situazioni che le persone ansiose evitano più frequentemente sono: luoghi affollati, spazi aperti, luoghi chiusi, sconosciuti e lontani (ascensori, aerei, macchine, strade etc);
queste situazioni sono caratterizzate dalla difficoltà ad ottenere aiuto in caso di melessere.